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Terapia manuale e supporto emotivo per il tuo benessere completo
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Ordine delle Professioni Infermieristiche di Venezia
Iscrizione n° 8663
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Osteopata DO
Immagini a scopo illustrativo, presenti e
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Osteopata DO o Osteopata?
A chi ti affiderai?
La professione scelta da tanti italiani che lo Stato ha deciso di reinventare.

L'Osteopata DO è un esperto di terapia manuale osteopatica che ha effettuato un percorso di studi il più fedele possibile alle pratiche e conoscenze originarie, dei grandi Osteopati.
Con la più recente riforma italiana che riconosce la figura dell'osteopata come….
In parole semplici…
Cos'è l'Osteopatia dei DO e cenni della sua storia Osteopatica “nella pratica” in eccessiva sintesi
Chi sono gli Osteopati DO e come saranno Osteopati e l'osteopatia per l'Italia?
Personalmente l'Osteopatia è riconoscibile come una branca di terapia manuale che attraverso la sua pratica ha l'obbiettivo di far esprimere quanta più Salute possibile nell'individuo. Dopo averlo accolto in ogni piano della sua interezza (modello d'approccio bio-psico-sociale (spirito-bio-psico-sociale ossia con l'aggiunta della componente spirituale secondo alcuni colleghi), attraverso una valutazione di ascolto attivo percettivo, effettua le manipolazioni osteopatiche ponendosi in servizio alla Salute e sostenendo l'integrazione di ogni piano e parte dell'individuo. Una delle differenze che più sostanziali è quella di uscire dal contrasto con la malattia, presente nel focus della maggior parte delle discipline sanitarie.
L'Osteopatia nasce negli Stati Uniti d'America a fine 1800 (si dice il 22 giugno 1874 anche se il nome fu coniato una decina d'anni più tardi) grazie a Andrew Taylor Still, fondatore della disciplina. Successivamente viene fondata la prima scuola presso Kirksville (1892) dove abbe insegnanti e futuri osteopati come William Smmith (medico ortodosso che ha studiato in prestigiose facoltà europee e con più lauree). Iniziano ad essere rilasciati i primi diplomi della scuola con la dicitura "DO" ossia Dottore in Osteopatia. Prima di questo, i primi seguaci a ricevere gli insegnamenti, ottennero un attestato che riportava lo stesso tale dicitura. Fin dagli inizi vi furono contrasti con la medicina dell'epoca (ortodossa), quella "ufficiale" degli MD, che negli anni comportò un rapporto sempre difficile e conflittuale. Successivamente gli insegnamenti iniziano ad espandersi nell'America del Nord. Le cose iniziarono a cambiare nella prima metà del ‘900 quando lentamente le due professioni in competizione trovarono un equilibrio (che ha creato disappunto nei "puristi", compresi i primi DO) portando sempre più insegnamenti degli MD nelle scuole osteopatiche. Questo portò verso fine secolo la possibilità per i DO di una abilitazione completa alla pratica medica. Verso la fine del 1900 l’Osteopatia dei DO, che mantiene vivi gli insegnamenti dei puristi, giunge nel continete europeo attraverso gli stati di Inghilterra e Francia dove viene riconosciuta come un percorso alternativo alla medicina ufficiale e viene spogliata della sua filosofia e compressa agli aspetti biomeccanici. In Francia riusci a farsi riconoscere con enormi difficoltà e impedimenti comprese molte cause legali. Al 2014 si arrivò ad un equilibrio: un percorso di studi di 5 anni per poter praticare. Anche in Inghilterra incontra molte difficoltà ad affermarsi nel contesto sanitario ma riesce a farsi riconoscere e anche qui il percorso diventa magistrale (5 anni). In Italia le associazioni hanno provato a farsi riconoscere per decenni senza risultato nonostante siano riuscite, tramite una riunione con membri del WHO, ad avere delle indicazioni riguardanti i percorsi di studio da subito implementate dalle scuole attive nel territorio. Negli ultimi anni l'apparato burocratico italiano si è mosso e da un vuoto normativo completo e senza congruo dialogo con gli osteopati li ha definiti e inseriti nel sistema sanitario come professione sanitaria, una triennale.
“È la legge dello Spirito, della Materia e del Movimento”
A.T.Still riguardo l'Osteopatia

Le prime forme di manipolazione osteopatica ricordano quelle ora riconducibili alla chiropratica (in Italia da sempre trasmesse nella materia osteopatia strutturale): trattasi di manipolazioni che hanno l'obbiettivo di riportare il corpo ad utilizzare tutta l'escursione di un'articolazione, sono gli “schiocchi” che spesso si vedono in video diffusi in rete. Risultano efficaci perché stimolano la componente neurologica che a sua volta ripristina il funzionamento della zona interessata e di quelle innervate distalmente al sistema nervoso centrale. Inutile sottolineare che queste tecniche si sono evolute e perfezionate nel tempo, come anche nel sono emerse altre, più o meno accettate dalla comunità scientifica attuale. È doveroso ricordare che a seconda dell'epoca risultava salutare fumare o inadatto ai gentiluomini lavarsi le mani come fossero sporchi quando in realtà semplicemente riduce la trasmissione per contatto di molte malattie. Chiusa questa parentesi vi porto le altre due grandi famiglie di manipolazioni osteopatiche oltre la "strutturale" che sono le tecniche fasciali, alla fascia che è il tessuto connettivo che avvolge e si relaziona con pressoché ogni componente del corpo, e le tecniche craniosacrali, che trattano i disturbi a partire dal contenitore del sistema nervoso centrale dandogli modo di regolarsi al meglio. Queste altre due metodologie di intervento sono molto più delicate, impegnative e di complessa esecuzione da parte del terapeuta. Non di rado chi ne usufruisce, a seconda della sensibilità di ognuno, può riferire di aver sentito pressoché ferme le mani dell'osteopata! Per gli Osteopati più affezionati alle origini della disciplina esiste un ramo meno conosciuto dove si applicano “i principi del principio”. È l'approccio cosiddetto Biodinamico (la vera medicina osteopatica) o delle Origini che ricorda più una filosofia, una sorta di percorso spirituale per interagire/gestire la causa secondo i principi (immaginate come potevano comunicare in quegli anni, prima del 1900), Si potrebbe dire un modo più ampio, diffuso di vedere la difficoltà o problema di salute. Infatti può ricordare l'attuale uso della parola olismo, della quale sicuramente si può riconoscere uno dei problemi dell'osteopatia per la scienza: la difficoltà degli studi di ricerca.
“Se la Medicina è come un'arte tra le scienze, l'Osteopatia è come l'arte della Medicina”
Renè Briend - Osteopata DO

La storia degli Osteopati DO, come già scritto, si sviluppa in contrapposizione con la medicina dell'epoca. Nonostante fossero entrambe considerate forme di cura sono state da subito divise sostanzialmente nella filosofia: una naturale e una con farmaci. Può apparire semplicistica questa differenza ad occhi modermi ma è immensa. Per cercare di descriverla meglio propongo questa metafora. Si pensi pensare all'individuo come ad un uovo: per farne esprimere la potenzialità, il continuare della vita con la nascita del pulcino, si deve permetterne la rottura, il cambiamento dall'interno verso l'esterno. Se al contrario accade che la forza viene impressa dall'esterno verso l'interno si rischia la compromissione o l'impedimento di ciò che ci si aspetta continui. Se salta il passaggio utile all'esprimersi della vita, la difficoltà, il rischio di impedirla od ostacolarla diventa sempre rilevante. È per questo che gli Osteopati DO sono differenti dalle altre figure: permettono alla Salute di esprimersi, emergere nonostante la presenza delle difficoltà, supportano la vita che vuole esprimersi negli infìdividui, danno modo alle risorse intrinseche in ognuno di trovare la forza per gestire e sopperire alle difficoltà.
Nonostante le varie riforme e approfondimenti che hanno scosso, variato il percorso di studi, fino a poterlo rendere a suo tempo “ufficializzabile”, si riconosce l'importanza e utilità del progressi nella biologia, la fisica, la medicina (si, quella degli MD!) e ogni altro ramo di studi che permetta il sostegno della Salute. In Italia il freno maggiore all'Osteopatia dei DO si individua attualmente nel giudizio dello Stato. In sostanza dopo decenni di completo vuoto normativo lo Stato ha deciso di definire la disciplina osteopatica inserendola oltretutto nel contesto sanitario e senza interagire con chi osteopata lo è già per assicurare la continuità e adeguata qualità degli insegnamenti. Da ora in avanti sarà necessaria un'abilitazione (laurea triennale) per la sua pratica, sviluppata (a mio pensiero) su un percorso di studi non adatto, coerente in parte con la disciplina. Basti pensare alla difficoltà di sviluppare la capacità di “percepire con le mani”, cosa per la quale il percorso finora era stato sviluppato in CINQUE anni (era in sei prima dell'adeguamento al Brenchmark World Health Organization del 2007 avvenuto in Italia). La conseguenza è che da ora in avanti, la futura osteopatia italiana (dello stato italiano), sarà promossa da un professionista che sulla carta sarà l'unico a potersi chiamare Osteopata ma che di fatto non sarà l'Osteopata (DO) conosciuto dalla popolazione.
Gli stessi insegnamenti, di fatto, sono passati alle università senza l'obbligo per queste di doversi appoggiare a chi finora l'ha insegnata: fino a “ieri” per lo stato gli osteopati erano "inesistenti", oggi vengono creati senza assicurare la continuità degli insegnamenti precedenti. Non saranno necessariamente Osteopati DO quelli che la trasmetteranno anche perché mai riconosciuti come tali. Per aiutare a comprendere meglio l'approccio statale basti pensare alla redazione del profilo professionale (quello che identifica l'Osteopata) che propone limiti di intervento al solo ambito muscoloscheletrico quando sono decenni che viene insegnata la materia di osteopatia viscerale (l'Osteopata DO Busquet l'insegnava dal 1991 nel suo centro, ha pubblicato vari liberi in merito; l'Osteopata DO Barral più recentemente), manovre esterne quando ne esistono di intrabuccali in testi di osteopatia datati (vedi pg178 della collana "Testi fondamentali dell'Osteopatia di A.T.Still"di Castello Editore anno 2000, a traduzione dei testi originali del 1910), etc… Insomma il percorso di riconoscimento sta creando un professionista che riceve insegnamenti ridotti e frammentari dell'Osteopatia, ne prende il nome, lo vincola con la possibilità di punizione dell'ordine (se non rispetterà il futuro presunto decoro e immagine della professione nata guidata e definita da NON osteopati), la propone al pubblico fingendo sia quello di prima in nome della “sicurezza dell'essere normato”…. Con lo stesso decreto è stata riconosciuta l'osteopatia e , divisa da questa, la chiropratica. Chissà cosa si inventerà lo stato quando si accorgerà che ha posto entrambe a fare la stessa cosa senza capirne un tubo né di una né dell'altra!
A volte c'è da chiedersi quale sia il confine tra abuso e tutela (di che? Di chi?), tra il vero e la menzogna in confronto alla Verità.
Fortunatamente chi pratica la vera Osteopatia (quella dei DO) sa che non è MAI stato necessario e davvero utile rientrare nel contesto dei professionisti della salute, di quelli che agiscono in contrasto o prevenzione alla malattia…. sa che il suo posto è fuori e con altro focus, dove si agisce per la Salute, per le forze della Vita.
“Allontanatevi il più possibile dal vostro "tocco fisico" ed otterrete il "tocco che conosce", con dita che vedono, che pensano, che sentono e che conoscono.”
William G. Sutherland DO

